Il Libro di Orvinio

di Amaranto Fabriani

Edizione definitiva de Il Libro di Orvinio, scritto da un illustre personaggio della cittadina sabina.

Capitolo 3 - Chiesa e abitato di S. Maria di Vallebona

La Chiesa di Vallebona (fig.43-44-45) dedicata alla Beata Vergine sotto il titolo della “Madonna di Vallebona” è stata edificata verso l’anno 1643, col solo contributo di elemosine elargite spontaneamente dagli abitanti di Orvinio.
Sorge al centro del vecchio abitato del paese di Vallebona.
Il primo sacerdote che l’ha presa in consegna come cappellano è stato un certo Fabri di Orvinio, il quale fu trasferito a Civita Castellana dove è morto verso il 1676.
E’ a forma rettangolare, con annessa casa con le abitazioni per il Custode o Eremita e per il Cappellano (attualmente vi risiede solo l’Eremita tale Timperi Augusto di Orvinio).
Vi si accede da una unica grande porta a stipiti di pietra sormontata da timpano, situata nella facciata che guarda verso Orvinio; ai lati della porta vi sono due finestre quadrate poste all’altezza di circa un metro da terra e munite di robustissime inferriate.
Non si trascurò di provvederla di redditi stabili e ciò avvenne con tanto entusiasmo che in breve tempo il reddito superò i cinquemila scudi romani.
Sull’Altare Maggiore (fig.48) si ammira l’antichissimo affresco della Vergine che non è stato dipinto in loco dopo la costruzione dell’altare attuale, ma l’intonaco appare segato e quindi certamente è stato tolto da un altro edificio precedente ora scomparso.
La Sacra Effige di S.Maria S.S.ma è rozzamente dipinta e rappresenta la Madre di Dio in atto di allattare il Divino Figliolo (fig.44-45-48).
L’epoca e l’autore di questo antichissimo affresco si perdono nella notte dei tempi, certamente però esso fu dipinto da mano esperta quando la pittura era al suo inizio; lo dimostra il fatto che pochissimi colori sono in essa applicati.
Nell’abside esistono vari affreschi, opera del cav. Vincenzo Manenti, insigne pittore orviniense; nella facciata di destra si ammira in grandi proporzioni, l’apparizione di un Angelo a S.Giuseppe, mentre questi è appoggiato al banco da falegname per annunciargli che la Madonna è madre di Dio per virtù dello Spirito Santo (fig.49).
L’affresco è molto sbiadito ed è prossimo a scomparire.
Nella facciata di fronte “Adorazione dei Re Magi”.
Questo affresco di identiche dimensioni a quello di fronte già descritto, ha risentito dell’influsso dell’acqua piovana che è filtrata attraverso il muro ed allo stato attuale, le figure non si distinguono quasi più e quindi non è stato possibile fotografarlo.
In alto a destra “La fuga in Egitto”. E’ un affresco meraviglioso sia per la realistica concezione che per il contrasto e la vivacità dei colori (fig.50).
Di fronte “La Vergine con Santi” (fig.51). Come vedesi dalla fotografia, non si distingue quasi più perché molto deteriorato.
Al centro della volta, entro una ricca cornice ovale di stucco “L’Assunzione di Maria Vergine” (fig.48).Nella lunetta in alto sopra l’Altare Maggiore (fig.48) l’affresco riproduce il Padre Eterno che stende sul mondo il braccio sinistro.
A metà della Chiesa esistono due altari: quello nella parete di destra sormontato da una tela rappresentante la Visitazione (fig.54) opera del pittore Dino Mora da Caforno eseguita nell’anno 1932. Questa recente tela, tutt’altro che bella, è stata fatta in sostituzione di quella che esisteva precedentemente e che rappresentava lo stesso la Visitazione, ma essendo stata dipinta anche essa dall’insigne Manenti, era bellissima come tutti i suoi capolavori e che disgraziatamente è andata perduta. Della Visitazione del Manenti esiste una pessima riproduzione a fresco, fatta circa quaranta anni or sono, nell’altare di destra della Chiesa di S.Giacomo in Orvinio (fig.47) nella descrizione della Chiesa di S. Giacomo a pag. 19B.
L’altare di sinistra che è situato di fronte a quello testè descritto, è sormontato da una meravigliosa tela del Manenti; è danneggiata nella parte centrale in alto essendone caduto un pezzo rettangolare orizzontalmente (fig.55), ma in generale è ancora bene conservata..
Essa rappresenta l’apparizione della Vergine al Beato Stefano primo Eremita di Vallebona del quale si conserva un osso in un reliquiario della Chiesa Parrocchiale di S.Nicola di Bari di Orvinio.
Sul ligneo soffitto della Chiesa esistevano tre grandissime e stupende tele del Manenti contornate da cornici sagomate e riproducenti: quello verso la porta della Chiesa “Gesù che indica a S.Pietro la Porta del Paradiso, dopo avergli consegnate le chiavi (fig.52).
Al centro, di dimensioni più grandi degli altri due, “un Angelo che addita alla Vergine la venuta dello Spirito Santo” (fig.53).
Il terzo collocato verso l’Altare Maggiore, rappresentava S.Giovanni.
Il primo è ancora discretamente conservato; il secondo (al centro) è abbastanza deteriorato come si riscontra anche dalla fotografia (fig.53); il terzo, invece, riferentesi, come sopra detto, a S.Giovanni, non esiste più perché qualche anno fa un muratore di Orvinio, nomato Petrucci Angelo, mentre lo toglieva per essere restaurato, non avendo disposte le cose a modo, lo faceva precipitare dall’alto della Chiesa e nella caduta sul nudo pavimento rimaneva completamente distrutto.
I visitatori della Chiesa di Vallebona, alzando gli occhi al soffitto, guardano con mestizia al vuoto, non facilmente colmabile, lasciato dal meraviglioso quadro andato distrutto, senza lasciare tracce di se.
Notevole un acqua santiera a piede, sul lato destro entrando, e gli stipiti della porta in fondo alla scala che conduce alla casa dell’Eremita, nonché quelli delle due porte (fig.48) che immettono alla Sagrestia retrostante all’Altare Maggiore che sono di bellissimo marmo di Cottanello.
Vi sono alcune vecchie pitture su legno o su tela, ex voti per grazie ricevute; una vecchia canna di archibugio ridotta in due pezzi.
Avvi pure moltissimi quadri con cuori di argento ex voti, spadini di argento, vezzi di corallo, viere, ecc. anche essi offerti alla Miracolosa Sacra Immagine della Vergine S.S.ma di Vallebona (fig.48).
Il cuore d’argento entro il quadro con cornice dorata e vetro a sinistra dell’altare maggiore, il primo in alto a destra verso l’altare e che vedesi nella fig.48, indicato dalla freccia, è stato da me donato alla Madonna per avere ricevuto indegnamente ben tre grazie da me accertate.
Altri bellissimi quadri ad olio su tela sono appesi nelle pareti della Sagrestia.
Ivi si conserva anche una bella tela molto antica, rappresentante S.Giovanni; essa sovrastava l’unico altare della Chiesetta dedicata a questo Santo, prossima a Vallebona; fu tolto nel secolo scorso quando la Chiesetta con i terreni circostanti furono demaniati e portata a Vallebona.
Qualche anno fa il Parroco di Orvinio, Sarrocco don Salvatore, nativo di Siciliano, faceva ripulire la Chiesa di Vallebona.
Durante i lavori di raschiatura del vecchio intonaco, si scopriva nella parete di destra, in prossimità della porta che immette alla scale che conduce alla casa dell’Eremita ed a circa metri due e cinquanta centimetri di altezza dal mattonato, un affresco delle dimensioni di circa un metro quadrato e che forse rappresenta un ex voto.
Ritengo che non sia stato eseguito da mano maestra, però una volta tornato alla luce, non era male conservarlo scoperto, anziché nasconderlo di nuovo sotto l’intonaco formatosi con la nuova imbiancatura della parete.
La campana attuale, del peso di circa quattro quintali, è stata rifusa perché la precedente si era rotta.
Verso la metà dell’anno 1898, la vecchia campana fu fatta precipitare dal campanile, dal lato che guarda verso il camposanto delle Petriane o meglio quello in linea con la parete sinistra della Chiesa, mentre la nuova ha risalito e preso il posto della vecchia entro la cella campanaria sopra un ponte di legno gettato sopra la strada che fiancheggia il lato destro della Chiesa dall’ingresso dell’orto dell’Eremita fino al tetto della Chiesa e quindi attraverso il tetto stesso, su cui erano state tolte le tegole, dentro il campanile.
L’ultima fusione è avvenuta alle 5,45 del giorno 25 agosto 1898 presente Antonio Tani di Orvinio nella fonderia dei F.lli Mari di Salle (Abruzzi).
Dopo la fusione fu trasportata in Orvinio il giorno 5 settembre successivo alle ore 6 ed appesa, per la cerimonia battesimale, a delle robuste corde legate nella catena di ferro che attraversa le spalle dell’arco della cantoria, antistante l’organo, della Chiesa Parrocchiale di Orvinio.
Fu battezzata da Mons. Pietro Monti, allora Vescovo di Tivoli, assistito dai Ministri: Valentini arciprete Valentino Diacono, Pietro Filizzola Sacerdote e Cappellano Rettore di Vallebona e dal cerimoniere Don Emilio Valeri.
Padrino il Comm.Filippo Todini fu Alessandro, madrina S.E.Elena Principessa Borghese con procura alla Madre Angelina suora delle Figlie della Croce.
Portata a spalla a Vallebona, dai fedeli Orviniensi, il giorno successivo della natività di Maria Vergine ed appesa al campanile lo stesso giorno.
In tale circostanza fu celebrata a Vallebona la Messa dallo stesso Vescovo Mons.Monti.
La campana attuale porta la seguente scritta: “Fusa dai fratelli Mari di Salle-A-1898”
Il ceppo invece è stato rinnovato nell’anno XVI –E.F. dal falegname Frezza Goffredo di Orvinio.
Mio padre Alessandro Fabriani fu Bernardino nato nel 1836, mi raccontava di rammentarsi bene la fusione precedente della campana di Vallebona, fusione avvenuta a Vallebona stessa quando lui era giovane.
Il forno era stato costruito a ridosso della parete esterna sinistra della Chiesa (fig.43) e precisamente quella in linea con la torre campanaria. Esternamente partendo dalla base del campanile e procedendo verso la facciata dell’ingresso alla Chiesa, si incontra un muro sporgente che riguarda l’altare, a sinistra entrando in Chiesa, dove è la tela dell’apparizione della Madonna al Beato Stefano (fig.55).
Tale sporgenza forma due angoli retti rispetto alla facciata della Chiesa; uno a sinistra verso il campanile, l’altro a destra verso la facciata della porta.
Ebbene il forno era stato costruito in quest’ultimo angolo; anche oggi si notano benissimo degli avanzi della costruzione del forno come vedesi dalle due fotografie (fig.43-47).
Mio padre aggiungeva che durante tale fusione i fedeli recandosi a vedere quell’inusitato spettacolo, facevano a gara per gettare nel crogiuolo a seconda delle proprie possibilità, monete di argento e di oro affinché la campana potesse risultare con un suono più argentino.
Il lunedì di Pasqua si fa una bella festa a Vallebona, ove si recano in gran numero gli abitanti di Orvinio e dei paesi circostanti. Colà si consumano largamente le ottime torte di Pasqua, salametti (specialità locali) uova sode, agnelli arrostiti ed altro, non escluse abbondanti libagioni di vino più o meno generoso.
I sacerdoti di Orvinio vi celebrano la S.Messa e la campana suona a distesa diffondendo con la sua grande bocca la sua squillante voce lungo le vallate in fiore a cui fa riscontro il festoso cinguettio degli uccelli mentre la dolce primavera fa notare la sua presenza.
Quest’anno tale giorno ricorreva il dieci aprile; fra gli improvvisati campanari, era salito sul campanile il giovane Alberto Desideri, il quale, volendo forse gareggiare in bravura di fronte ai suoi compagni, inferse maggiore impulso alla campana tanto da farla uscire dal castello di legno ove è appesa, e farla precipitare sopra la volta esistente alla base della cella campanaria.
Figurarsi lo spavento dei campanari in erba, i quali si calarono precipitosamente sul tetto della Chiesa, lo attraversarono fino alla grondaia sovrastante l’ingresso esterno della casa dell’Eremita e spiccando un mastodontico salto da quell’altezza, in direzione dell’orto dell’Eremita, si dileguarono.
Senza dubbio vi fu l’intervento Divino della Madonna di Vallebona, perché non solo non successe nessuna disgrazia alle persone, ma la campana per vero miracolo precipitò ai piedi del campanile.
Nella caduta si spezzò solo una gamba il piccolo Crocifisso che è fuso alla parete esterna della campana stessa.
Dopo qualche giorno alcuni volenterosi rimisero a posto il sacro bronzo.
Un’altra festa vi si celebra il 2 luglio, giorno della Visitazione.
Per tradizione, io pastori di buoi (detti comunemente butteri o bifolchi) a piedi scalzi portano processionalmente da Orvinio a Vallebona, la Sacra Icone della Vergine delle Grazie, esistente nella Chiesa Parrocchiale di S.Nicola di Bari.
In tale festa accorrono numerosi anche gli abitanti dei paesi viciniori.
E’ incredibile il concorso e la generosità dei devoti.
Frequenti sono le grazie che la miracolosa Madonna dispensa ai suoi fedeli devoti, facendo accrescere la devozione del popolo e la fiducia verso la Madre di Dio.
Il popolo di Orvinio ripone tutta la sua devota fiducia nella Vergine di Vallebona, per il sollievo delle sue sofferenze.
Si racconta che gli abitanti dell’ex paese di Vallebona, dopo aver abbandonato il proprio abitato si trasferirono ad Orvinio ed in tale epoca fu costruita da loro stessi la parte nuova dell’abitato di Orvinio.
Il paese di Vallebona andò in isfacelo e le mura diroccate divennero presto preda dei rovi e dell’edera.
Un giorno un pastore di Orvinio recatosi a Vallebona, armato di scure saliva su di un rudero allo scopo di tagliare dell’edera che lo ammantava onde poter far nutrire le sue capre.
Mentre menava un forte colpo per recidere un grosso ramo, fu scosso da un grido di donna, proveniente dal fitto fogliame, e nello stesso tempo si accorgeva che la lama della scure era intrisa di sangue. Lì per lì rimase allibito, ma poi fattosi coraggio, volle vedere cosa si nascondeva sotto l’edera.
Strappate le foglie che ricoprivano il muro, scoprì la Sacra Effige della Vergine S.S.ma che grondava sangue come persona vivente, da una ferita sul lato sinistro del labbro inferiore, precisamente dove era stata colpita dalla scure del pastore.
Anche oggi, dopo alcuni secoli, guardando la Sacra Immagine, si vede distintamente il labbro tagliato.
Il pastore corse subito ad Orvinio a raccontare la prodigiosa visione e tutto il popolo si portò processionalmente a Vallebona.
La Sacra Immagine fu tolta e portata nella Chiesa di Orvinio; dopo avervi celebrati dei solenni Vespri, in onore della Vergine S.S.ma, la sera fu chiusa la porta come al solito.
La mattina seguente, il sagrestano recandosi ad aprire la porta della Chiesa, rimase sorpreso nel vedere che la Sacra Immagine portatavi la sera precedente da Vallebona, era scomparsa..
Dato l’allarme ed effettuate delle pronte ricerche, la Sacra Immagine fu ritrovata a Vallebona, e precisamente nel posto primitivo dove fu scoperta dal pastore.
Si pensò subito che la Vergine S.S.ma non voleva separarsi da Vallebona ed allora fu deciso di costruire l’attuale Chiesa della Madonna di Vallebona, collocando nell’Altare Maggiore la Sacra Immagine scoperta dal pastore.
Nel suo libro “La città di rifugio dell’Abruzzo Aquilano” padre Domenico di Sant’Eusanio ci dice che altre due miracolosissime Immagini furono eseguite sul modello di quella di Vallebona, e ci racconta quanto segue: “Predicava le Sante missioni in terra di Scandriglia il cappuccino padre Giuseppe Antonio Lattanti da Trevignano, predicatore, ai suoi tempi, celeberrimo e zelantissimo, albergando in quei giorni in una casa di un pio benefattore, avvenne che una sera il figlio di costui, bambino di appena otto mesi, avuta tra le mani un immagine di carta della Madonna di Vallebona, così strettamente se la teneva che a niun patto la volle ad altri consegnare se non solo a padre Giuseppe Antonio. Or costui rimanesse colpito dalla espressione dolce ed attraente della Vergine, o ravvivasse nel fatto del bambino qualche cosa di straordinario e quasi un avviso celeste, carissima si tenne quell’Immagine; anzi trovato in Roma un giovane pittore gli affidò l’incarico di ritrarre le medesime fattezze su tela ed in proporzioni più grandi, avendo stabilito servirsi di quella Sacra Effige in tutte le Sante Missioni che gli sarebbe dato ancor predicare.
Avuta poi la desiderata copia, tanto se ne compiacque che altre due similissime ne fece dipingere con intenzione di farne un devoto regalo a quei paesi che nel corso del suo Apostolato, più avesse visti infiammati nell’amore di Maria S.S.ma.
E come aveva stabilito così veramente eseguì, recando seco dovunque nella sacra predicazione di quelle tre bellissime copie, e donando le altre due alla Collegiata di S.Marco di Bagno nell’Aquila ed alla Collegiata del paese di Antrodoco, la sua nominando, Vergine Consolatrice degli Afflitti, le altre Madonna S.S.ma del Popolo”. La terza copia che rimase a padre Giuseppe Antonio non si è mai potuto sapere dove e a chi la donasse.
La copia lasciata a S.Marco di Bagno è posta tuttora in venerazione alla Chiesa di S.Maria sotto il nome di “Madonna del Popolo Aquilano” è ritenuta dagli Aquilani molto miracolosa, e sappiamo che dallo stesso padre Giuseppe Antonio fu istituita un Congregazione di uomini e di donne, chiamata del S.S.mo Nome di Maria e che diventò numerosissima. La cifra raggiunge i seimila confratelli avendogli dato il nome il Vescovo e tutta la nobiltà di Aquila e quattro anni dopo lo stesso Carlo III con la sua consorte Maria Cristina e tutta la sua famiglia vollero essere Capi e protettori della Congregazione.
Nel 1727 fu dichiarata protettrice di Aquila e con festa solenne fu posto sotto il quadro della Vergine questo bellissimo distico “Huc, Aquila infigeabtus, ubi Virgo refulget; virgo parenz, populi vita salusque tui”.
E furono ottenute per i membri della Congregazione le medesime Indulgenze concesse per la Madonna di S.Maria Maggiore di Roma e ogni sabato vi si celebrano le litanie in musica col S.S.mo Sacramento esposto.
Quanto alla copia alla Collegiata di Antrodoco, essa è tuttora tenuta in grandissima venerazione dagli Antrodocani.
Anche quì, come in Aquila, ogni sabato vi si cantano le Litanie e una solenne festa vi si celebra la terza domenica di settembre.
Bene a ragione gli Orviniensi sono molto orgogliosi della loro miracolosa Madonna di Vallebona che tutti venerano, adorano e festeggiano ogni anno con appassionata devozione.
Una superba incisione su lastra di rame levigatissima delle dimensioni di centimetri 21,5X19 di superficie incisa compresa la cornice, è conservata nella Chiesa Parrocchiale di S.Nicola di Bari in Orvinio.
Essa riproduce fedelmente le dolci e angeliche sembianze della Madonna di Vallebona ed è stata incisa, come rilevasi dallo stesso rame, in Roma l’anno 1740, dal celebre incisore Girolamo Frezza di Orvinio da me ricordato nell’inno a Orvinio.
Si ignora la data e la casa dove ebbe i natali questo grande figlio di Orvinio, che attende ancora di essere degnamente onorato.
E’ mia impressione personale che la casa dell’insigne incisore dovesse trovarsi al corso Manenti in prossimità di Porta Vecchia al primo o secondo piano della casa prospiciente la Piazza del Sole già Piazza del Casalino (vedere a pag.36 del presente).
Del vecchio paese di Vallebona, attualmente si conserva ancora quasi tutto il muro di cinta, innestato ad avanzi di tre torri di difesa, ubicate in punti diversi, una delle quali (fig.45-46-47) per quanto molto sbocconcellata, si erge imponente e maestosa per un altezza di circa venticinque metri di muro pieno e priva di porte di accesso. Tale torre è situata nell’orto dell’Eremita, dalla parte che guarda verso Scandriglia e precisamente nell’angolo superiore di destra entrando in detto orto, angolo che guarda verso il Monte Castellano.Forse si accedeva alla sua sommità da un ponte levatoio o da qualche passaggio coperto esistente nel muro di ronda oggi scomparso. Nella parte superiore di essa si nota ancora bene, anche ad occhio nudo, un avanzo di archi e volte distinguendosi perfettamente che alla sommità doveva esservi un piccolo vano, per cui si può ritenere, senza dubbio alcuno, che essa aveva la funzione oltre che della difesa, quella di osservazione e certamente doveva essere inespugnabile a qualsiasi attacco che le fosse stato mosso dall’esterno.
Nel muro di cinta del paese mancano le tracce delle porte ed allo stato attuale si ignora quante fossero e il punto preciso della loro ubicazione.
Dentro il perimetro delle mura si notano molti avanzi di muri, taluni anche imponenti solidamente costruiti; assente qualsiasi traccia di arte, ma tutte costruzioni a base di ciottolame.
Ignorasi se gli abitanti di Vallebona attingessero acqua dal fosso che scorre ai piedi del monte oppure da pozzi esistenti nell’interno dell’abitato.

1 Comments:

At 11:11 PM, Blogger vincenzo said...

Io sono nato ad Orvinio, risiedo all'estero. Navigando l'Internet ho avuto la bella sorpresa di trovare questo tuo articolo. Complimenti!!! Una domanda: nessun agiornamento e' previsto? Sarebbe ora, che ne dici?
Vincenzo

 

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